Ruolo sociale ed educativo

Finalità

Lo sviluppo psicologico, sociale, affettivo, espressivo di un bambino è un fatto essenzialmente qualitativo, che si svolge attraverso trasformazioni, certamente inquadrabili in stadi e fasi successive, ma che spesso, e nel caso dei bambini accolti in comunità questo appare ancora più evidente, si presentano con ritmi e trasformazioni irregolari. Il bambino non è dunque un vaso vuoto da riempire, ne tanto meno il risultato passivo della sua situazione. Al contrario, sia dalla sua nascita, egli un soggetto che interagisce con il suo ambiente.

In questo senso vorremmo che la comunità sapesse, da un lato assumersi tutte quelle funzioni affettive e materiali di riferimento (che hanno anche valenza cognitiva) proprie della famiglia e del rapporto con la madre. Dall’altro lato la comunità dovrebbe saper utilizzare positivamente “l’anomalia istituzionale” attraverso la costante azione di educatori coscienti ed “inquieti” (nel senso etimologico di “essere attenti”, “volti alla cura”) e quindi capaci di offrire ai bambini un ambiente di vita ricco sul piano delle relazioni, delle opportunità di attività, della vita quotidiana.

La comunità la culla di Alice orienta il proprio operato verso la realizzazione degli obiettivi espressi nella dichiarazione dei diritti del bambino. In tal senso la Comunità va intesa come un luogo di protezione e di tutela del minore in quanto tale. La priorità della culla di Alice è, infatti, quella di esercitare un’efficace funzione di tutela e protezione dei minori in difficoltà. Nello specifico, la “La culla di Alice” ospita minori di età compresa tra 0 e 5 anni in stato di abuso, abbandono o trascuratezza, affidati con decreto dal Tribunale per i Minorenni. A tal proposito le finalità che si propone di realizzare sono:

  • Accoglienza e accudimento dei minori;
  • Creare uno spazio di contenimento e un clima sereno, favorevoli e indispensabili per un’adeguata crescita fisiologica e psicologica dei minori ospiti, durante la loro temporanea permanenza in comunità.
  • Supportare il minore accompagnandolo, in chiave evolutiva, nel suo percorso di vita al fine di facilitare il suo reinserimento in un contesto familiare, o presso il proprio nucleo d’origine o, quando ciò non è attuabile, presso un’altra famiglia (percorso di affido o adozione).
  • Promuovere il processo di cambiamento e la conseguente riduzione di rischi psicosociali attraverso l’intervento sui minori e, quando possibile, sulla loro famiglia d’origine (recupero della genitorialità), in modo da potenziare le risorse presenti attraverso attività di supporto, monitoraggio e rieducazione. In altri termini, la comunità si deve organizzare attorno all’obiettivo di attivare dei profondi “cambiamenti”, significativi per l’utente, sul piano delle relazioni, delle abilità sociali, della personalità, dell’equilibrio affettivo e, cosa per noi fondamentale, della propria “autorappresentazione”. L’obiettivo di fondo resta quindi quello di attivare dei cambiamenti nella persona attraverso l’acquisizione di nuove forme di pensiero, di comportamento, di auto-rappresentazione e relazione quotidiana”, per valorizzare in questo modo il senso duraturo di una struttura fondamentalmente “di transizione” come la Comunità Alloggio.
  • Favorire la socializzazione e l’integrazione dei minori in contesti sociali più ampi, esterni alla comunità attraverso la comunicazione di rete e la cooperazione con i diversi attori che il territorio ci offre (scuola, servizi sociali,enti, centri ludici, servizi affido…)

Inoltre..

La culla di Alice si configura, inoltre, come struttura educativa dove la relazione quotidiana permette la manifestazione e la cura di comportamenti diversificati ed autonomi, nel quadro di progetti che investono la vita reale dei bambini.
Un bambino in stato di abbandono e che subisce la separazione, più o meno definitiva, dal suo ambiente familiare, sperimenta inevitabilmente una condizione di deprivazione affettiva destinata ad influire in modo determinante sulla costituzione della sua struttura di personalità.

Di conseguenza gli obbiettivi generali sono: lavorare in direzione della produzione di soluzioni alternative alla permanenza del minore nella struttura, rendendo pertanto transitoria l’esperienza residenziale; lavorare con lo spazio, il tempo e gli affetti nel tentativo di restituire al minore un’opportunità di riprendere il suo percorso evolutivo; lavorare sulla continua supervisione e formazione degli operatori in modo da garantire una costante elaborazione dei vissuti emozionali e delle dinamiche, relazionali non facili da gestire e di crea re una metodologia di lavoro partecipata e condivisibile. Le esperienze vissute da un bambino nei suoi primissimi anni di vita costituiscono,infatti, una base affettiva, cognitiva, relazionale ed espressiva che condiziona inevitabilmente la costruzione della sua identità personale.

In tale prospettiva il progetto complessivo della comunità è orientato verso l’attenzione ai singoli bambini, al fine di offrire adeguate e mirate risposte ai loro bisogni, in termini di coerenza globale e di specificità al tempo stesso. Oltre a obiettivi di carattere generale, infatti, la culla di alice si pone degli obiettivi educativi (a breve, medio e lungo termine) più specifici rivolti alle esigenze e ai bisogni dei singoli individui che si concretizzano nella pianificazione e formulazione di progetti educativi individualizzati, i P.E.I.