La nostra Storia

La Culla di Alice

Intro

Nel mese di novembre del 1997 nasce la comunità La Culla di Alice che ospita bambini della fascia di età 0-5 anni. La culla di alice nasce come progetto presentato dalla Cooperativa Sociale Fenice onlus al Municipio Palermo, Assessorato per la Tutela dei Diritti dei Minori (previa pubblicazione di avviso pubblico) per la conduzione, mediante convenzione comunale, di una Struttura Residenziale per l’Accoglienza di nove Minori della prima infanzia (età compresa 0-5 anni).

Questo progetto nasce per far fronte ad un’esigenza, data dalla mancanza sul territorio di una comunità residenziale per i minori di questa fascia di età (0-5 anni). La comunità è concepita come luogo di accoglienza, accudimento e contenimento temporaneo per minori, in stato di abbandono, ma anche vittime di abusi e/o maltrattamenti fisici, psicologici e sessuali per i quali l’allontanamento dal nucleo familiare rappresenta l’unico intervento attuabile per esercitare un’efficace funzione di tutela e protezione del bambino.

Continua a leggere...

Questo progetto ha trovato attuazione grazie alla legge 285/97 (art. 4 punto 4.5 accoglienza temporanea minori, anche sieropositivi e portatori di handicap fisico, psichico e sensoriale, in piccole comunità educativo-riabilitative).

La struttura della comunità per minori esiste dunque per rispondere, in generale, ad un bisogno di tipo sociale, strettamente connesso ad esigenze educative: accogliere dei bambini in difficoltà che non hanno potuto trovare un contesto familiare equilibrato in grado di tutelare la loro crescita “normale”. Il ruolo della comunità è dunque molto delicato. “Le braccia calde ed accoglienti della mamma sono il cerchio magico in cui crescere pensieri ed affetti. Le mani del papà sollevano verso il cielo, costruiscono castelli e fermano gli uragani.

Ogni cucciolo per crescere e diventare un adulto capace di amare ha bisogno di mani forti e forti abbracci, ha bisogno di grandi orecchie che ascoltano, e grandi occhi che guardano. Lo sguardo, le mani, l’abbraccio, l’ascolto sono il nutrimento per un sano sviluppo emotivo e cognitivo di ogni essere vivente”.

Lo sa bene la gatta mentre lecca il musetto dei micini, lo sa bene la leonessa mentre segue amorevolmente i suoi leoncini, lo sa mamma anatra che non perde mai di vista i suoi anatroccoli, lo sa la mamma quando stringe al petto il suo piccolo e lo guarda intensamente , uno sguardo unico che esclude la presenza di altri, è rivolto solo al suo piccolo mentre lo culla o lo allatta in una fusione miracolosa. E’ il miracolo della vita, punto di partenza per ogni altra relazione, posto privilegiato della memoria che ritornerà sempre come luogo della nostalgia e del sogno.

Sappiamo che non sempre c’è un abbraccio caldo, che non sempre c’è una mano da stringere, sappiamo che la vita qualche volta è più difficile, che c’è una mamma che ha paura, e un papà che non può difendere, c’è una famiglia in crisi, in difficoltà o solo malata e sola. Qualcuno, temporaneamente deve ricostruire un contenitore disfunzionale, qualcuno ha il compito di stringere e rassicurare i cuccioli , qualcuno deve intervenire in aiuto di una donna, un uomo, una coppia in difficoltà. Le esperienze vissute da un bambino nei suoi primi anni di vita costituiscono una base affettiva/cognitiva/relazionale/espressiva che condiziona inevitabilmente la costruzione della sua personalità.

In tale prospettiva, trattandosi di bambini che presentano problemi di “destrutturazione”della propria personalità, o comunque il rischio di veder acuiti disagi di fondo, appare prioritario impostare il progetto complessivo della comunità verso la progressiva “ristrutturazione” delle capacità e potenzialità positive dei bambini, ponendo nuove basi per la conduzione di un’esistenza non marginale. In altri termini, la comunità si deve organizzare attorno all’obiettivo di attivare dei profondi “cambiamenti”, significativi per l’utente sia esso il minore che la famiglia d’origine, sul piano delle relazioni, delle abilità sociali, della personalità, dell’equilibrio affettivo e, cosa per noi fondamentale, della propria”autorappresentazione”. Per perseguire al meglio i diversi obiettivi, oltre gli incontri dì supervisione trimestrali, nel 1999 gli operatori della casa famiglia sono stati coinvolti in un percorso di valutazione partecipata con la collaborazione di un esperto in processi organizzativi di servizi sociali.

Nel febbraio del 2008 si è costituita l’associazione la culla di alice. La Culla di Alice lavora in rete con i Servizi Territoriali ed il Tribunale dei Minorenni, l’Asp 6 con le neuropsichiatrie infantili e i consultori familiari sparsi sul territorio.

La struttura può accogliere al massimo nove minori, di età compresa tra 0 e 5 anni, in esecuzione dei provvedimenti disposti dell’AA. GG: